Comune di Paderno del Grappa

Storia del comune


DALL'EPOCA PREISTORICA AL MEDIOEVO

Nel territorio di Paderno non sono mai stati riportati alla luce reperti preistorici o protostorici di grande rilievo, ma non è difficile supporre che la preistoria del territorio comunale abbia seguito lo stesso percorso di quella dei Comuni limitrofi, e che delle ricerche approfondite potrebbero dimostrare che il nostro territorio fosse già frequentato dall'uomo nel Medio Paleolitico (da 300.000 a 36.000 anni fa), periodo a cui risalgono i ritrovamenti più anticihi ascrivibili all'uomo fatti a Pagnano, Possagno, Cavaso e a Castelcucco, presso le cave della località Patt. Questi ritrovamenti consistono soprattutto di utensili e resti di mammuth. Sempre a Pagnano è stato individuato un insediamento mesolitico risalente a 5000 anni fa.

In epoca protostorica il territorio venne abitato dagli antichi veneti (secondo la storiografia antica, sostituendo gli Euganei), di cui rimangono scarse testimonianze. Nel 225 a.C. i veneti divennero alleati dei romani e nei secoli seguenti vennero assorbiti politicamente e culturalmente.

La presenza romana, a differenza di quella degli antichi veneti,  è ampiamente documentata, in primo luogo dalla vicinanza del Comune di Paderno con il municipium di Acelum (oggi Asolo), citato da Plinio il Vecchio (Como, 23 - Stabiae, 25 agosto 79) nella Naturalis historia che lo annovera tra gli oppida (ovvero città fortificate) del Veneto e da molti altri rinvenimenti nel circondario, come la lapide di Caio Vettonio Fabia Massimo, veterano dell'esercito romano, conservata nella sala "Sala del Sarcofago" nella sagrestia di Sant'Eulalia.
Gli unici due reperti archeologici romani ritrovati a Paderno sono l'antichissima cortina (ovvero uno spazio recintato e collegato ad una qualche forma di difesa militare), su cui sorge la Chiesa di Santa Maria in Paderno, individuata tra il 1709 e il 1710 e la base della statua del console Lucio Ragonio, anteriore al 93 d.C., forse trovata nel coro della Chiesa Parrocchiale nel 1739.
Ad ulteriore testimonianza dell'attività romana a Paderno c'è lo stesso nome del Comune, che deriva dal latino paternus (ovvero paterno), che il significato di fondo ereditato dal padre.

Anche il dominio longobardo è documentato, oltre che da reperti nei Comuni limitrofi, dalla toponomastica; la località Farra di Paderno deve il suo nome alla fara, ovvero un gruppo di famiglie longobarde, imparentate tra loro, che era capace di organizzarsi in contingente con funzioni militari di esplorazione, di attacco e di occupazione di territori durante le grandi migrazioni che condussero il popolo longobardo dall'area del Baltico, alla Pannonia, fino all'Italia.

In seguito le fortificazioni di epoca romana e tardo antica, come la cortina di cui sopra, diventarono castelli: uno era, forse, sul Col Crudo, area ora occupata dalla grande villa Fietta, un altro sul Col Muson; il toponimo Torreselle sulle Motte e quello di Torraz, lungo la vecchia strada Feltrina o Bassanese, potrebbero essere spie di altri fortilizi sinora non noti. Difficile spiegare Sasso di Castello entro la valle di San Vitale e Liberale. Un vero castello per Paderno e Fietta, allo stato attuale delle ricerche non sarebbe esistito.

In pieno Medioevo esistevano già i borghi di Canil, Crosera, e Fusere per l'area di Fietta, quello della Contrada di San Giacomo e Farra per Paderno, mentre erano case isolate quelle della Cengia, i Cotti, come i Prevedello e i Basso. Dal punto di vista religioso Paderno e Fietta facevano parte della pieve di San Pietro di Fonte.

Altro discorso riguarda la chiesa di San Vitale, donata dal vescovo di Treviso Ulderico (1157-1179) al convento dei Santi Quarati di Treviso; per alcuni secoli è un conventino, ma già nel 1348 i suoi beni sono gestiti e affittati da Treviso. La documentazione storica del Trecento è copiosa e ci mostra i piccoli comuni del territorio di Paderno agire nell'ambito della pieve di Fonte. Situazioni economiche hanno finito per determinare l'aggregazione dei piccoli comuni nelle due comunità autonome di Paderno e Fietta.

Nel 1383 c'è il testamento di Odorico Tabarin da Col di Muson, un nobile che dona alla chiesa di Paderno un vero patrimonio che consente di costruire due altari nella chiesa di Paderno e di pagare il mantenimento di due sacerdoti: uno diverrà poi curato a Fietta e l'altro passa come beneficiario al cappellano di Paderno.

Dal punto di vista storico generale le nostre comunità hanno seguito le vicende del comune di Treviso che nel corso del secolo subisce vari mutamenti politici, comprese due volte sotto il dominio austriaco, quando si immaginava di costruire uno stato unitario che comprendesse quasi tutto il Friuli, il Trevigiano col Bellunese il Tirolo e l'Austria.



TRA QUATTROCENTO E CINQUECENTO

È sorprendente trovare a Fietta e Paderno un'arte laniera che supera il fabbisogno locale e si inserisce in quell'area più vasta che ha in Castelcucco, Cavaso, Crespano, Asolo e Mussolentei centri di forte produzione. Mancano a Fietta i corsi d'acqua che alimentano mulini e folli, e in Paderno il loro numero è limitato alla zona della Scoamussa (sul Lastego ad ovest della chiesa) o ai Lasteghi, presso l'area della Piovega. Per questo si deve ipotizzare che i lanaioli di Paderno lavorassero in casa per conto di terzi.
I vecchi comuni di Canil, Fietta, Coi di Paderno, San Paolo o Lastego e Farra si vanno sgretolando come sistema organizzativo per dare vita alle consolidate comunità di Fietta e Paderno. La popolazione, di circa 400/500 unità nel 1467, si sviluppa sino a superare quota mille a fine Cinquecento.
Dal punto di vista religioso è importante il beneficio del Tabarin, ossia una "fondazione" che riesce a mantenere, a partire dal 1383, ben due sacerdoti che celebrano messa nella chiesa di Paderno. Le entrate per ogni cappellano erano più ricche di quelle del parroco di Padernoe ciò spiega come molti siano stati quelli che hanno cercato di avere l'investitura, strappando, con ordini dall'alto, il diritto di nomina che spettava alle comunità di Fietta e di Paderno. Dal punto di vista della guida spirituale, nel Cinquecent, anche a Paderno continua il fenomeno della non residenza dei parroci con la dinastia dei Boldù: il primo Boldù era contemporaneametne titolare in due parrocchie, ma se ne stava altrove.
Tra i sacerdoti di rilievo ci sono prete Andrea Cesana e prete Olivo Pilon. Degni di menzione sono le opere di Jacopo da Ponte detto il Bassano e della sua famiglia, la storia del card. Commendone e le vicende della famiglia Fietta con Lazzaro che, furbescamente diventa conte Dal Corno facendosi adottare dal nonno materno e formando la sua grande proprietà, a danno del fratello Bortolo che rimane col cognome di Fietta (di questi ultimi argomenti se ne parla però nella seconda parte del volume).

Una delle peculiarità dell'attuale Comune di Paderno del Grappa è legata alla formazione dei suoi cognomi, dove si può asserire che quelli principalid'oggi sono quasi gli stessi del XV secolo se non più antichi, tanto che per alcuni fiettesi ci si spinge al sec. XIII: Andreatta, Morosin, Prevedello, Fusarini, Reginato, Brombal, Creazza, Canil, Dal Bello, Pedelcol, Galliera, Signor, Filippin, Zanandrea e Zalunardo.
Partendo dall'estimo del 1472 di Fietta e Paderno, è stato possibile reperire le radici anteriori creando una storia del cognome di tre secoli.


 


LA PESTE DEL 1630 E IL TERREMOTO DEL 1695

Il Seicento a Paderno e Fietta è ricordato per la continua lite con Possagno, per la peste del 1630 e per il terremoto del 1695.
La peste, terrore della popolazione e dello Stato scoppia a Paderno nel 1630 per l'imprudenza di un ammalato che cercava presso casa un sicuro rifugio. A precederla è la serie delle cattive annate agricole, come racconta il podestà veneziano di Asolo. Quando la peste arriva, la terapia è l'isolamento, bruciare gli stracci considerati infetti, seppellire nel cortile di casa il morto appestato.
Mancando la terapia valida, per la popolazione non resta che pregare ed incare i santi patroni Rocco e Sebastiano. A questi santi si era pensato di dedicare un altare, ma mancavano i fondi e lo spazio. Allora ci si è accontentati di dipingerli sopra un quadro già esistente di epoca dapontiana (forse 1575) in cui era rappresentato Odorico Tabarin orante e San Giovanni Evangelista: negli spazi vuoti di questo si inseriscono i due santi come si può ammirare nella pala di Paderno presso l'altare di S. Antonio. Alcuni decenni dopo nasce la devozione a S. Francesco d'Assisi, allora ci sarà uno spazietto anche per lui.
Il Seicento è momento di molte iniziative per rendere più vivibile il territorio, il ma il terremoto del 1695 abbatte molte speranze e avvia una lenta ricostruzione degli edifici che prova la capacità di saper reagire alle difficoltà.
Della seconda metà del secolo è l'attuale aspetto della canonica, dove è ancora riconoscibile la colombara (torretta visibile da lato della scuola materna) e dove si conservano i fregi pittorici più antichi.
Dal punto di vista religioso continua la preoccupazione del paese perchè i due sacerdoti, beneficiari del Tabarin sempre in lite per semplici motivi di rendite, si impegnino a fornire i servizi di assistenza spirituale.


IL SETTECENTO

Il disastro del terremoto è rimarginato provvisoriamente in fretta, e dal 1704 s'inizia a restaurare la chiesa parrochiale di Paderno: si abbatte il campanile e si sposta il nuovo coro e sacrestia dalla parte opposta.
A lavoro avanzato, ma non concluso, nel decidere come fare per la nuova facciata, scoppia la lite tra Paderno e Fietta.
Fietta vuole l'autonomia religiosa, che Paderno non è assolutamente disposto a dare, finchè il vescovo Marini costringerà i contendenti ad un accordo nel 1806 dopo 90 anni di lotta. Partono da qui i maggiori motivi del costosissimo dissidio tra Fietta e Paderno.
I colpi di mano da parte di Fietta son organizzati in fase di sede vacante, ossia in quel periodo, che intercorre tra la morte di un parroco e l'elezione del seccessivo.
Il primo tentativo di Fietta, nel secondo decennio del secondo, finisce in una furibonda lite legale.
Il secondo, del 1759, produce nel 1774 la inaugurazione della nuova chiesa sacramentale della Santissima Trinità della Crosera di Fietta. La chiesa non è eretta in curazia, ma semplicemente si fanno le funzioni religiose: il responsabile è don Iseppo Andreatta, un prete di 44 anni, mansionario del Tabarin che riceve l'incarico di curato custode dal vescovo stesso, una carica di nessun valore legale, che serve solo a stabilire la decananza fra i sei preti di Fietta. Don Iseppo mantiene questo ruolo sino al gennaio 1806, quando a 76 anni è messo in disparte: vivrà fino a 94 anni.
La fine del secolo segna la caduta della Serenissima e l'arrivo prima dei Francesi e poi degli Austriaci: è conservato in Asolo l'elenco degli sacerdoti attivi in paese e di tutti i capifamiglia che hanno giurato eterna fedeltà all'imperatore d'Austria Francesco II.
Nell'archivio di Fietta si conservano alcuni atti eccezionali del maggio-giugno 1797, atti che in Asolo non esistono più.


L'OTTOCENTO

La burrasca napoleonica reca in dono a Fietta l'agognata separazione dei beni comunali del 1806 e, nel 1808, anche l'unione con Crespano. Paderno a sua volta è soppresso come comune e aggregato a Castelcucco dal 1800 al 1810, a Possagno dal 1811 al 1814 per tornare poi autonomo nel 1815 senza Fietta.
Una serie di mutamenti che preludono alla costituzione organizzativa delle amministrazioni comunali che non sono più quelle veneziane. Spariscono tutti i comunelli (Cavaso ne aveva 8, Fonte e San Zenone 4 tanto per fare un esempio) per dar vita a comuni che hanno un solo consiglio comunale in cui convenrgono tutti i diritti delle passate amministrazioni.
Questo secolo è da ricordare per Paderno per la costruzione del nuovo sistema viario che è quello attuale, non solo per la strada del Molinetto, bensì per il collegamento con Fonte e con Castelcucco e Asolo. La strada della Piena con Crespano è costruita fra mille polemiche. Intorno alla chiesa sorgono il municipio e le scuole.
Il Comune di Paderno e Fietta, così si chiamava l'attuale comune di Paderno del Grappa in epoca austriaca dopo l'unione del 1819, ha conservato moltissimi degli atti delle sedute consiliari dell'epoca, mentre sono scarsi quelli del primo regno d'Italia dal 1866 al 1900.
In questi registri si possono leggere i vari argomenti trattati, inclusi quelli della strada del Molinetto, in sostituzione della vecchia Feltrina o Bassanese con percorso del tutto nuovo in territorio di Paderno e Fietta, così si ritrovano gli atti per costruzione delle due sedi del municipio che, in entrambi i casi, nasce come scuola elementare. Al municipio con un dipendente basta infatti una sola stanza, sebbene siano dipendenti comunali anche i maestri di scuola. I lavori pubblici sono invece affidati a tecnici ed imprese esterne.


IL NOVECENTO

Il Novecento è un secolo con due guerre mondiali, col fenomeno dell'emigrazione che continua e con la presenza degli Istituti fondati dal padernese mons. Erminio Filippin.
Grazie al suo intuito, il paese è divenuto un centro di cultura non indifferente grazie l'arrivo di molta gente da fuori per studiare e con la presenza di un corpo docente che si stabilisce in paese. L'Istituto Filippin per la sua crescita ha bisogno di spazio e quindi molte case della contrada vengono fagocitate e, sotto questo aspetto, l'acquisto è stato facilitato dalla forte emigrazione e dalla svalutazione.
L'emigrazione è una piaga che dura circa un secolo, ossia dal 1876 al 1970. La quasi completa assenza di attività industriali costrinse molta gente ad andarsene, soprattutto a termine dei lavori per la ricorstuzione del paese nel primo dopoguerra. Una nuova ondata migratoria avviene nel secondo dopoguerra e prosegue sino alla fine degli anni Sessanta, quando si notano dei rimpatri.
Si è tentato anche un lancio turistico della Valle del Boccaor che alla luce del poi, è stato un mezzo fiasco. Da questa esperienza è nato un comitato usi civici di Fietta, la cui elezione avviene in maniera ufficiale con la convocazione dei comizi elettorali da parte del Comune.
Fietta in questo secolo ottiene la completa autonomia da Paderno, con l'erezione della parrocchia dal 1908, retta dal 1995 da un amministratore parrocchiale.

La posizione strategica di Paderno, con il suo territorio che arriva sino alla cima del Grappa, vede il paese immerso nella Grande Guerra dal 1917 al 1918. Battaglie epica la cui storia è ben nota.
Per quanto riguarda il comune si deve ricordare che la Valle del Boccaor era un brulicare di militari. Qui esisteva un acquedotto che portava acqua in trincea. È durante questa guerra che viene costruito quell'impressionante intrico di strade che risalgono il Monte Grappa. L'attuale strada provinciale dell'Archeson, da Pederobba a Cima Grappa era utilizzata come via di discesa, mentre tutte le altre erano per l'ascesa. Nel padernese c'era la strada che dalla Valle San Vitale e Liberale da Fietta risaliva sino al Pian deła Bała e da qui si andava alla sella dell'Archeson tra le rocce delle Meate.
A fondovalle non ci sono state battaglie, né ci sono stati quegli immani danneggiamenti che si sono verificati invece a Cavaso.
La guerra lascia un segno indelebile a Paderno e Fietta e non deve essere considerato un caso se nel 1920 si denomina Paderno del Grappa.
La fine della prima guerra porta altre conseguenze, come la ricostruzione e il lavori dei recuperanti (coloro che andavano alla ricerca di materiale bellico per ricavarne un utile). Ciò consente al paese di aumentare ancora di popolazione, almeno ufficialmente, perchè molti sono ancora all'estero e non hanno ancora reciso i rapporti col paese.